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BOTTLE: Tan Dun fonde spazio e musica in Water Heavens

BOTTLE: il celebre compositore cinese Tan Dun trasforma l’acqua in strumento, palcoscenico, arte. 

Il noto compositore cinese Tan Dun, vincitore dell’Academy & Grammy Awards per ‘La Tigre e il Dagrone’ nel 2000 e compositore di ‘The Internet Symphony No. 1 ’ Eroica -primo esperimento di orchestra collaborativa online lanciato da YouTube- ha trasformato un’anonima abitazione del ‘700 in uno spazio speciale in cui spazio e musica prendono forma sotto forma di ‘Architectural Music’.

L’edificio si trova a Zhujiajiao, città d’acqua a 40km da Shanghai, conosciuta prevalentemente per le calli lastricate in pietra e l’attività di pesca, e Tan Dun ha lavorato con un team di architetti giapponesi per trasformarlo in un palcoscenico ricoperto quasi solo d’acqua, dove gli attori danzano a piedi nudi o con degli stivali di gomma.

La Water Music Hall è formata da due parti. In quella superiore Tan Dun ha rielaborato gli interni risalenti all’epoca Ming (1368-1644), mentre quella inferiore è una struttura che s’ispira al minimalismo della Bauhaus. Il tutto è stato pensato per rompere le barriere tra interno ed esterno, portando il flusso d’acqua di un fiume in sala e condurre performer e pubblico ad una purificazione mentale ed emotiva.

Lo spettatore, infatti, assiste all’interazione tra la potenza fluida dell’acqua, la sua trasparenza e l’elemento spirituale in essa contenuto, e gli strumenti musicali. Un palco vivente, dove ogni sua componente -dalle fondamenta alle colonne portanti- si anima ricoprendo un ruolo determinante.

Water Heavens nasce da un’intuizione. Tan Dun ricorda, infatti: “Stanco, mi sono ritrovato a riposare presso l’auditorium. Stavo ascoltando Bach, quando il canto dei monaci buddisti al tramonto, proveniente dal tempio situato al lato opposto del fiume, ha catturato la mia attenzione ed immediatamente ho percepito l’intrigante relazione esistente tra Oriente e Occidente.” Le voci dei monaci s’inseriscono oggi armoniosamente tra le note di Bach, ed è proprio il loro canto a definire l’inizio della performance stessa.

Non sono solo la pipa, la viola, il violoncello, l’arpa e i tamburi ad essere suonati, ma anche ciotole, tazze e tubi di forma cilindrica trasparenti ed illuminati per rappresentare la forma dei loro movimenti, e i relativi riflessi. Il gocciolio diversificato dell’acqua e la continua interazione con essa, genera suoni a volte lievi, a volte pesanti. 

Tan Dun sostiene che la musica  è la sola arte in grado di rimandare ad un numero indefinito di culture, dal Buddismo, al Cristianesimo, all’Induismo, ricoprendo un ruolo importante in ogni religione. Ed in Water Heavens, ogni genere trova spazio: dalla musica pop alla classica, passando per l’opera di Pechino.

Alice Rossetto

Photo credits: Water Heavens

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